After the establishment of the database on adoptable minors in Italy, a new challenge: European Adoptions

www.aibi.it
13 February 2013

Date: 02/13/18

After the establishment of the database on adoptable minors in Italy, a new challenge: European Adoptions

How many families of European countries go abroad to adopt a child, and could do so in Europe, that is, at home, without spending considerable long and bureaucratic absurd stays abroad?

But above all, how many minors living in communities and educational institutions in the various European countries may find a family in any country in Europe, if we consider that only in Italy there would be 2,300 children currently adoptable?

After the news from the Ministry of Justice of the signing of (February 15) the executive decree activatingf the database of adoptable children and adoptive couples available - which is now awaiting publication - opens in a new challenge to associations for the defense of children's rights.

We know that when, thanks to the Lisbon Treaty in force since December 2009, the promotion of the protection of children's rights was officially included in the objectives of the European Union, the treatment of children in each of the Member States is no longer only an internal affair.

The European institutions are in fact called upon to play a key role in promoting the protection of these rights, among them are those of the vulnerable group of abandoned children and therefore adoptable.

But how many European countries have a database for the adoption, such as compulsory in Italy by Law no.149/2001 art. 40?

This is the very first point from which to begin to think about a future of a Europe in which there is a greater cohesion between the Member Countries and in which discrimination in the treatment of children from one country to another are effectively eliminated.

If it is true that the United Nations Convention on the Rights of the Child is a heritage shared by all Member States, as this - applied in accordance with UN guidelines - recognizes the right of children to live within a stable family, and not to remain within institutions except on a temporary basis , you need to now take steps to ensure that throughout Europe there are reliable data on adoptable children.

And it is necessary for every European country to be able to collect and manage data on these children waiting to be welcomed and people willing to adopt them. These data, when available, should also be accessible by the European institutions in order to make possible combinations within Europe where in the country of residence of the child there is not a family ready to welcome it.

"At a time of great demographic contraction in several European countries - alerts the President of Ai.Bi., Marco Griffini - it is unthinkable that adoptions remain a private matter of a couple and individual EU member states. " "It is important - alerts Griffini - to ensure that European children have as many chances as possible to find a family within the territory of its citizenship, then in Europe. We need a new era where you do not speak only of national and international adoption, but also of European adoptions. To do this it is necessary that all European countries should establish databases for adoption. Now, thanks to the establishment of our database, Italy has won the title of leader for this new initiative in this direction. Ai.Bi. is already working to set up a working group with the major European associations for the protection of children's rights. "

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Data: 18-02-13

Dopo la costituzione della banca dati dei minori adottabili in Italia,ora una nuova sfida: l’Adozione Europea

Quante famiglie dei paesi europei vanno all’estero per adottare un minore, mentre potrebbero farlo in Europa, cioè a casa loro, senza spendere cifre considerevoli, soggiorni lunghissimi e trafile burocratiche assurde?

Ma sopratutto quanti minori residenti nelle comunità educative e negli istituti dei vari paesi europei potrebbero trovare una famiglia in un qualsiasi paese dell’Europa, se consideriamo che solo in Italia sarebbero 2.300 i minori attualmente adottabili?

Dopo la notizia da parte del Ministero della Giustizia della firma (dello scorso 15 febbraio) del decreto dirigenziale di attivazione della banca dati dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione – di cui è ora attesa la pubblicazione – si apre una nuova sfida per le Associazioni a difesa dei diritti dei minori.

Sappiamo infatti che da quando, grazie al Trattato di Lisbona in vigore dal dicembre 2009, la promozione della tutela dei diritti dei minori è stata ufficialmente inserita tra gli obiettivi dell’Unione Europea, il trattamento riservato ai minori in ciascuno degli Stati membri non è più solo un affare interno.

Le istituzioni europee sono infatti chiamate a svolgere un ruolo chiave nella promozione della tutela di questi diritti, tra cui certamente figurano quelli della categoria vulnerabile dei minori abbandonati e dunque adottabili.

Ma quanti sono i Paesi europei dotati di una banca dati per l’adozione, come quella resa obbligatoria in Italia dalla legge n. 149/2001 art. 40?

Si tratta di un primissimo punto da cui partire per cominciare a ragionare su un futuro di una Europa in cui esista una maggiore coesione fra i Paesi membri e in cui le discriminazioni nel trattamento riservato ai minori da un Paese all’altro siano effettivamente eliminate.

Se è certo che la Convenzione delle Nazioni Unite per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rappresenta patrimonio comune a tutti gli Stati membri, poiché questa – applicata nel rispetto delle linee guida ONU – riconosce il diritto dei minori a vivere all’interno di una famiglia stabile e di non rimanere all’interno degli istituti se non in via transitoria, occorrerà da oggi adoperarsi per fare in modo che in tutta l’Europa esistano dati certi sui minori adottabili.

E’ necessario che ogni Paese europeo sia in grado di raccogliere e di gestire i dati su questi bambini in attesa di accoglienza e sulle persone disponibili ad adottarli. Questi dati, una volta disponibili, dovranno essere anche accessibili da parte delle istituzioni Europee al fine di possibili abbinamenti all’interno della stessa Europa nel caso in cui nel Paese di residenza del minore non si trovi una famiglia disponibile all’accoglienza.

“In un momento storico di grande contrazione demografica in diversi Paesi europei – allerta il Presidente di Ai.Bi., Marco Griffini- non è pensabile che l’adozione rimanga un fatto privato delle coppie e dei singoli Paesi membri dell’Unione Europea”. “E’ fondamentale – allerta Griffini – fare in modo che i minori cittadini europei abbiano il maggior numero possibile di chances per trovare una famiglia all’interno del territorio di cittadinanza, dunque in Europa. Occorre una nuova epoca in cui non si parli solo di adozione nazionale e internazionale, ma anche di adozione europea. Per farlo è necessario che tutti i Paesi europei si dotino di banche dati per l’adozione. Da oggi, grazie all’istituzione della nostra Banca Dati, l’Italia ha acquisito il titolo di capofila per questa nuova iniziativa: in tal senso Ai.Bi. è già all’opera per costituire un gruppo di lavoro con le maggiori associazioni europee per la tutela dei diritti dei minori”.